Articoli  >>  Reportage
London Vegan Festival 2008
autore: Paolo

eccoci!

hamburger

Secret Society Of Vegans corrupting young kids

Sogliata alla soia

Panoramica aerea 1

Panoramica area 2

Biscotto "raw"

Dopo un paio di anni timbriamo nuovamente il cartellino delle presenze del London Vegan Festival. Forti della vicinanza del nostro hotel, siamo in zona Kensington già una buona ora prima dell’orario di apertura, così da ispezionare diligentemente l’area e farci un’idea delle zone cruciali di interesse culturale - ossia i supermercati locali-. Per qualche strana questione le porte del “townhall” che ospita la kermesse si aprono inspiegabilmente mezzora prima dell’ora concordata e saremo così felici di fare il primo giro di campo in beata tranquillità. Un’ ora e mezza dopo circolare tra bancarelle e conquistare un pezzetto di wurstel di soia sarà un impresa di una eroicità che varrà medaglie al valor militare a diversi caduti sul campo. La disposizione degli stands è pressoché la medesima di un paio di anni fa, così da lasciarmi in bocca quel senso di “già vissuto” che mi accompagnerà per tutta la mia permanenza in loco. La prima grande stanza ospita soprattutto stands gastronomici, sia destinati alla ristorazione in grande stile, sia marchi di alimenti, presenti per pubblicità, ergo assaggio barbarico degli astanti. Presente il Fry, marca di derivati di soia surgelati che ricordano alimenti di origine animale, decisamente buoni, anche se al surgelato preferisco il fai da te; lo stand del formaggio di soia Cheezly; lo stand di affettati di cui non ricordo il nome; il Pogo Cafè che punta sulla vendita di muffins e torte poco intriganti; Active Distribution dischi hardcore & punk misto libri di cucina, sociale, anarchismo, controcultura; un signore che promuove un kit per far andare la propria macchina ad olio di arachidi - www.veggiepower.co.uk-; l’ormai consolidato Muscolo di Grano che qua viene importato ed inscatolato sotto il nome di Yagga, con tanto di signore italiano al banco a tagliare porchette di muscolo… .c’è poi il Redwood Food che offre gli ennesimi assaggi dei propri prodotti precotti e surgelati, tra i quali spicca un qualcosa del tutto uguale al bastoncino di pesce del famigerato capitano. Tre stands di caraibici e neri sedicenti isareliti di qualche tribù la fanno da padroni nel reparto ristorazione, oltre ad un piccolo stand di fritti, e non solo, indiani. Per la cronaca, il pakora si rivelerà assolutamente divino. Sempre per la cronaca uno dei tre banchetti ci diffiderà dal fare foto, hai visto mai che vi rubiamo quelle ricettacce crudiste salutiste eh ?! Pardon… Il piano di sopra, oltre ad offrire rifugio per le proprie chiappe, ospita uno degli stand più gettonati, ossia un itinerante manipolo di cuochi di hamburger e salsicciotti, oltre che sfoglie salate e bibite varie. Una fila più o meno permanente sarà di fronte a loro per tutta la durata del festival. L’hamburger corredato da apposito panino, sarà da noi apprezzato, mentre una sfoglia ripiena di qualche soia aromatica lo sarà un po’ meno. Tra gli stands segnaliamo i Cristiani Vegetariani, capeggiati da un pretone barbuto grande e grosso, palestinesi con olio di oliva al seguito, l’onnipresente e eccessivamente profumato Lush, signori africani con vini non alcolici, che erroneamente non assaggio. Vicino all’hamburgheria (tra parentesi, quelli del chiosco avevano una maglietta-divisa con sulla schiena le date della loro campagna a base di hamburger e salsicciotti e saranno state almeno una quindicina nella sola estate…) uno stand gastronomico tai particolarmente economico. Mentre la gente attende un quarto d’ora per il proprio hamburger, il tai con uno staff di 5 persone resta tristemente a guardare … Ero quasi tentato dal prender loro qualcosa per solidarietà. Lo stanzone abnorme del piano di sotto ospita, quindi, quasi tutto quello che ruota attorno a merchandising, propaganda, animalismo, prodotti di consumo casalingo, da vestiti a cibaria a gioielli, a mutande, all’ottimo Sheese. I nostri compari trendy della Secret Society Of Vegans tra il vario merchandising, offrono calendari di giovini Cechi pirsati, tatuati e semi ignudi, ovviamente vegani, preservativi, Sarah Kramer in tutte le salse (vegan ovviamente). I Sarc ci daranno sotto di magliette trendy per giovani stilosi post metallari secchi ed efebi. Una paio di stands offrono del cioccolato “raw” particolarmente buono, che dà una pista all’omonimo impacchettato in vendita presso i posti bio. Un venditore ebreo fa assaggiare i propri vini d’Israele e ci chiediamo con la socia cosa ne verrebbe fuori tra una guerra dell’israeliano contro i palestinesi del primo piano, molotov all’olio di oliva? Gavettoni di vino giudaico? Mah… Mi attardo e penso se comprare o meno la magliette dei Vegan Runners, ma poi penso che facendo loro pubblicità con la mia panza lardellata non farei granché bene alla categoria. La socia comprerà un tomo interessante sulla cucina crudista, sebbene continuiamo ad essere sempre scettici sulla materia. Da uno dei banchetti di caraibici crudisti torneremo con un biscotto mastodontico farcito e crudo. La sua bontà ci fa ricredere un minimo, ma lo scetticismo resta. Altri stands di sole torte o di alimenti crudi svettano, aiutati da belle giovini urlatrici, o da cuochi in divisa da Gordon Ramsey. I presenti sono il solito bailamme umano di giovini punk-hardcore-semi metallari, frikkettoni post 40, emuli femminili di Elvis Presley, papaboys vari ed assortiti e l’anonimato che comunque non supera un trenta per cento. Diverse anche le persone non giovanissime, cosa che affascina sempre il sottoscritto. Due attempate donzelle over 60, albergano ad un banchetto in cui vendono per una miseria dei micro libri di ricette che ricordano parecchio le fanzines musicali degli anni 80 - e per la cronaca uno dei libercoli tratta ricette addirittura con le ghiande-. Parecchi i meeting a cui presenziare, ma forti della mia difficoltà nell’inglese parlato, o meglio, ascoltato, desistiamo. Continueremo le spese tra supermercati della zona, tra cui il bio Lucious Organic (240-242 Kensington High St), unico posto bio non catena incontrato fino ad adesso. I nostri confidenti locali affermano che la Bristol Vegan Fayrie è stata ancora meglio della London, a questo punto bisognerà studiarsi calendario e spostamenti. Ci sarebbe anche Brighton Vegan Festival a marzo, con possibilità di comprare un paio di scarpe nuove da Vegetarian Shoes, ma chissà… Ad ogni modo, una gita al prossimo London Vegan Festival, ve la dovreste fare...