

Era da qualche secolo che volevo andare a saggiare il terreno di Bibliothè, ristorante vegetariano con menù “ayurvedico”, ma il fatto che fosse nel centro più centro della capitale mi ha fatto sempre desistere. Anche il fatto che la socia non ami affatto i sapori speziati indiani ha sempre giocato a sfavore di questo posto. Quando ecco un coupon sconto, bypasso la socia e compro il buono di mia sponte, pagandolo per intero con il sudore della fronte del mio portafogli. Attenderemo le vacanze e lo svuotarsi della città per andare da Bibliothè in quel di agosto e parcheggiare alla pigna a piazza Venezia, antico ritrovo dei miei anni da scapestrato teenager munito di macchina, in una Roma che ancora non conosceva la movida imperante degli ultimi lustri. Bibliothè a metà tra piazza Venezia e Torre Argentina funge da luogo aggregatore di anime ispirate dall’oriente filosofico, salutista e non so cos’altro, metà biblioteca-sala conferenze, metà ristorante. Entrambi le sale sono gradevoli, quella ristorante, che per inciso ci interessa di più, è assai piacevole, pulita, piccola e raccolta con una decina di tavoli per un massimo di 25 coperti su per giù, arredata in maniera sobria ma molto piacevole. Soffitto a travi d’altri tempi, pregevole. Uno staff totalmente indiano e maschile ci accoglierà elargendo gentilezza e sorrisi a profusione. Lo staff sa anche che cos’è un vegan, cosa da noi ampiamente apprezzata. Il coupon prevede un percorso già stabilito, quindi non avremo l’opportunità di consultare un menù, ma pazienza. Arriva un “welcome drink”, succo d’uva, da me assai gradito. In alternativa c’è anche un “lassi”,bevanda indiana a base di yogurt, che arriverà ad altre due compagne di coupon poco distanti. Partiamo con un’intramontabile humus verdastro con cruditè di carote, sedano e salatini indiani speziati. Tutto dignitoso, anche se ogni tanto mi chiedo se si possa fare a meno dell’assioma humus-ristorante vegetariano. La socia inizia a lasciare da parte i salatini, segno che le spezie sono particolarmente presenti, anche se a mio avviso non è che fossero così ingombranti. Procediamo con un classico piatto misto servito nelle tipiche coppette tonde in metallo: riso al limone con anacardi e mango pickle, un paio di frittelle di fette di melanzane e zucchine in pastella di farina di ceci e relativa salsa speziata al pomodoro in cui intingerle, polpetta (kofta) di soia ristrutturata in altra salsa speziata al pomodoro, zuppa di lenticchie rosse (dhal) e -cosa che solitamente non appare in un menù indiano simile- insalata di soncino, peperoni, pomodori e ceci cotti assai gradevole. Il tutto molto buono, saporito, speziato ma mai particolarmente forte. Bizzarria locale: pane casareccio integrale biologico di chiara matrice italiana. La socia lascerà qualcosa nel piatto per paura che le spezie abbiano la meglio sul suo fisico. Il coupon prevede anche un dolce a scelta tra i diversi presenti, tra cui un non meglio specificato “dolce vegan”. Il dolce vegan non c’è, si scuserà più e più volte il solerte cameriere; mi rifilerà un quattro fette di zenzero candito (!?!) descritto dal sito del ristorante come raro… rimango perplesso ma ingollo comunque. Ho anche un paio di confezioni di zenzero candito a casa, ergo immagino che la mia sia una cucina rara e ricercata. La socia non è convinta della riuscita della serata, ma si sa che lei mal digerisce, fisicamente ed idealmente i sapori orientali marcati. Io esco piuttosto contento e discretamente attrippato, nonché entrambe salutati dai grandi sorrisi del cuoco. Unico neo: il coupon era per 80 euro con sconto del 50%, quindi 40 euro. Ma quanto costa una cena a sto posto? Non mi sembra di aver mandato giù 40 euro a testa di cena. Il menù online, non aggiornato oltre il 2009, indica prezzi tutto sommato ragionevoli. Rimango con l’interrogativo che forse il coupon non sia servito a granchè…
Bibliothè, via Celsa 4/5, Roma www.bibliothe.blogspot.com






