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Puré di fave con cicorione (versione alternativa del...)
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30 minuti
4-5 persone
  • 1 tazza di fave secche decorticate
  • 1 patata grossa
  • 2 spicchi d’aglio
  • Peperoncino
  • Insalata riccia
  • Sale marino
  • Pepe
  • Olio di oliva

Ricordo le madri dei miei soci frequentati duranti gli anni, non tanto per carattere o fisico, quanto per quello che mettevano in tavola quando ero ospite. La madre di Andrea, venendo da Bari, metteva a disposizione puré di fave e cicoria e ricordo anche classiche pizze baresi importate dalla sua terra. La prima volta che ho mangiato il purè di fave è stato a casa di Andrea e le nostre frequentazioni (con il purè, non con Andrea) sono state sempre minime ma comunque inesorabili; una volta l’anno almeno faccio il purè di fave. Il problema è che essendo l’unico affezionato a questa leccornia pugliese, finisce che me lo devo mangiare di seguito per 3-4 giorni… Qui di seguito, la ricetta come la faccio io, che probabilmente non sarà fedelissima all’originale, amici pugliesi perdonatemi. Lasciate a mollo le fave per una mezza giornata. Versatele nella pentola a pressione insieme ad una quantità d’acqua doppia del volume delle fave. Aggiungete una patata spellata e tagliata grossolanamente che servirà a smorzare l’amarognolo delle fave, e uno spicchio d’aglio spellato e tagliato finemente. Salate. Lasciate cucinare per 25 minuti circa dall’inizio del fischio. Nel frattempo ripassate in olio, aglio ed un pizzico di peperoncino la verdura verde che avete a disposizione già cotta; io ho l’orto pieno di insalata riccia e quindi la sacrifico volentieri. A questo punto il purè sarà cotto. Scoperchiate la pentola a pressione e se per caso non fosse il tutto omogeneo, dategli una girata energica con un forchettone di legno. Servite il purè di fave insieme alla verdura ripassata, un filo di olio del più buono che avete ed una macinata di pepe nero. Se avete anche un paio di fette di pane abbrustolite siete a cavallo. Il purè di adatta ad essere anche consumato dopo qualche giorno di frigorifero; tenderà comunque a diventare solido come un mattone nel giro di poco tempo da quando è terminata la sua cottura. Basterà quindi riscaldarlo con qualche dito d’acqua per farlo tornare ai suoi splendori.